21.11
2009

“La nostra musica è violenta, ma noi non lo siamo. Canzoni come “Guns On The Roof” e “Last Gang In Town” vogliono proprio essere contro la violenza. A volte ti devi mettere nei panni del tizio con la pistola. Non potrei mai farlo ma allo stesso tempo non puoi ignorare queste cose. Non siamo un gruppo del cazzo come i Boston o gli Aerosmith”
Joe Strummer

Il punk è una musica estrema e piromane, di cui andare fieri: se nella vostra playlist compaiono i nomi di capolavori come, tanto per fare qualche esempio, I wanna be sedated, Career opportunities, o Tommy gun, sappiate che la gente vi deve del rispetto.
C’è però una condizione proibitiva per tutti quelli che si definiscono alfieri di questa nobile tradizione; a meno che tu non sia stato attivo in Inghilterra tra il ’76 ed il ’79 (oppure tu non faccia Ramone di cognome) non ci sono cazzi che tengano: non puoi permetterti di definirti un musicista punk, mi dispiace; sei solo un fake conservatore ed un po’ sentimentale. Ma non divaghiamo.
I Clash furono tra i protagonisti di questo svecchiamento necessario della musica rock.
Ma solo se sei un uomo-scimmia senza-dio (oppure Morgan, che non si discosta troppo) metterai “Clash” e “punk” nella stessa frase, senza aggiungere altre doverose precisazioni. L’elenco dei generi in cui si cimentarono è lungo; di punk duro e puro c’è solo il primo album, ancora ancora il secondo.
Per spiegare cosa furono i Clash e quale fu la loro importanza è un lavoraccio a cui per fortuna qualcun altro prima di noi ha già pensato; ci limiteremo solo a darvi un piccolo suggerimento per i vostri nuovi ascolti.
Come ogni gruppo punk che si rispetti, i nostri hanno iniziato sapendo suonare davvero male; della voce poi non si può che rimanere perplessi, ad un primo ascolto: Strummer non canta, abbaia.
Le loro canzoni però hanno qualcosa di vivo e viscerale, le melodie sono sincere e trascinanti; a Dog-Strummer tutto sommato ci si abitua, e il suo particolare tono di voce ce lo fa stare subito simpatico; ma quello che davvero è il suo punto di forza è la capacità di mettere l’ascoltatore in uno stato di partecipazione emotiva con lui..
I testi e l’ intepretazione del frontman fanno sì che ci sia un filo diretto tra i Clash ed il pubblico: molte canzoni sono scritte in modo che l’ascoltatore stesso sia coinvolto in una conversazione di cui lui è il diretto interessato, e non sono un’ accozzaglia dei soliti ingredienti quali la ragazza che non mi dà la fregna, la mia persona, la squinza che stavolta me l’ha data, di nuovo me stesso, e le mie pippe mistiche sul senso della vita, e altri argomenti di questa rilevanza di cui in tutta la storia della musica leggera il pubblico non è rimasto a digiuno.
Ed in fondo perchè biasimarli: che diavolo dovrebbe fare un gruppo sul palco se non far divertire e, qualche volta, far pensare chi li ascolta, invece di sbattergli in faccia la propria superiorità musicale spesso discutibile, e quella finanziaria (sicuramente meno discutibile).
Sotto la guida di John Graham Mellor il taglio politico fu sempre vivo in tutta la loro carriera, a volte gridato e a volte suggerito elegantemente: anti-razzisti ed anti-fascisti senza però scadere nella retorica da due soldi col marchio di fabbrica Made in Stronzolandia dei gruppi sinistrorsi di oggi. Il punk all’inizio era sentito come qualcosa per inglesi bianchi; al contrario i Clash già con la cover del pezzo reaggae “Police And Thieves ” di Junior Murvin e Lee Perry seppero evitare questo tipo di elitarismo, proponendosi come gruppo musicale di riferimento anche per altre comunità. Questo direzione negli intenti si concretizza poi in un arricchimento del repertorio con pezzi che nascono da una rielaborazione dei generi di tradizione “nera”: ne nascono canzoni incredibili come White man in hammersmith palais, The guns of Brixton, Straight to hell e Rock the Casbah; ma anche qui, l’elenco è lungo.
White Riot fa incazzare di brutto.
Stay Free commuove.
London Calling fa venire la pelle d’oca…
Qualcuno ai nostri dà l’appellativo di The Only Band That Matters: un motivo ci sarà.
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