15.06
2010

Più Gusto Kebab, almeno un nome più originale del solito, diretto e non scontato. Beh, forse un po’ scontato sì e diciamo nemmeno tanto diretto. Vabbè, una kebabberia come un’altra diciamo.
La potete trovare in zona Stadio, più precisamente in viale Trissino verso il numero 90, fate voi (mappa).
Qualità

Voglio essere sincero, non farò qualche giro di parole per raccontarvi il panino che mi sono mangiato. Beh, non è dissimile da molti altri, dozzinale è la parola giusta. Anche qui troviamo la onnipresente carne Akser, sempre lei. Il pane è al latte, ben scottato in piastra. Qualche verdurina mista, tra cui radicchio rosso e olive. Le salse sono yogurt e rosa, rigorosamente industriali, e troviamo, con un po’ di sorpresa, il cappuccio maionesato stile Sufyan. Per chi non lo sapesse, il cappuccio maionesato stile Sufyan, come l’abbiamo amichevolmente battezzato, è un bel pastone, formato da cappuccio tagliato abbastanza sottile e affogato in qualcosa che potrebbe essere un misto di maionese e salsa allo yogurt. Il risultato è un composto dalla consistenza della malta, spiacevole alla vista, una sorta di blob di maionese biancastra dopo un indigestione di verdure (qui al Più Gusto c’è la versione solo cappuccio o cappuccio e carotine). Però è buono e da quel tocco in stile junk-food che ognuno di noi, in preda ai morsi della fame chimica, si aspetta di trovare in un kebab. Ah, dimenticavo, per quanto riguarda le salse dovrebbe esserci anche la piccante, ma non l’ho assaggiata, quindi non mi pronuncio. In più ci sono ketchup e maionese, riservati a chi vuole proprio male al proprio palato.
Per concludere questo è un panino come un’altro, ma fatto con amore. E’ buono, mangiatelo se vi capita, ma non aspettatevi niente di nuovo o di particolare. Si meriterebbe un 2 e mezzo, ma noi siamo cattivi e non diamo i mezzi voti.

Voto Qualità: 2/4

Quantità

Tre euro e un bel paninozzo abbondante, degno degli stomaci più affamati, niente braccine corte. Ottimo

Voto Quantità: 4/4

Interno

Il locale è abbastanza spazioso ma un po’ troppo vuoto, senza tavolini. E’ sicuramente pulito, la ragazza che ci prepara il panino è vestita con un camice bianco e una bella cuffietta in testa, con tanto di guanti, per questo si beccano un voto extra. Gentili e cortesi.

Voto Interno: 3/4


Esterno

Non è certo un grande esterno: vista sullo stradone trafficato. Però c’è un’ampio marciapiedi dove poter consumare il pasto e con un po’ di intraprendenza di può trovare un parcheggio in una delle vie laterali. Da non sottovalutare la vicinanza con lo stadio, questo kebabbaro potrebbe essere una meta di pellegrinaggio per i tifosi della domenica. In più, di fianco, c’è un ottimo gelataio e un tabaccaio (Satana n.d.r.). Cosa chiedete di più?

Voto Esterno: 2/4


Extra

Grave pecca, non ci sono falafel. Cioè, magari è meglio che non ci siano piuttosto che ci siano e facciano cagare. In compenso c’è il panino solo verdure, non mi sembra una grande scelta, un panino con l’insalata e la maionese? mah. Poi c’è il panino solo carne, per tutti coloro che rifuggono dalle verdure. Insomma, meglio tralasciare. Ci sono le birre, ecco.

Voto Extra: 1/4

Voto complessivo: 6.75

31.05
2010

In arrivo le nuove offerte per la stagione estive

Dal buon Al Quds, per tutto il mese di Giugno 2010 e probabilmente oltre, panino falafel o kebab a 3 €, premiato con la sciabola d’oro come miglior kebab di Vicenza, non fatevelo sfuggire

Mentre al Best Istanbul Doner Kebap, vista la nuova apertura di un kebabbaro concorrente giusto nel negozio accanto panino a 2.50€, il potere del libero mercato!

17.05
2010

Il kebab Magic Grill è un locale aperto probabilmente da poco, con una bella insegna nuova nuova. Si trova all’incrocio tra via Quadri e viale Trieste, potrebbe essere il numero 4 di via Quadri, non ne sono sicuro. Comunque una volta, in quel posto, c’era un ristorantino (dove non sono avviamente mai stato e credo che non ci andasse quasi nessuno visto che è fallito) chiamato Hot Stone. La mappa vi renderà le idee più chiare, segnatevelo bene, così quando vi troverete nei paraggi saprete dove non andare a mangiare un kebab.

Qualità

Non occorre sprecare molte parole, come chi ci ha servito quel kebab non si è sprecato molto nel prepararlo. Pane confezionato al latte ma ben tostato alla piastra (passabile); verdure standard: pomodori poco maturi, cappuccio e insalatina lasciati all’aria per troppo tempo e cipolla tagliata decisamente troppo grossolanamente (non proprio passabile); numerosissime salse Develey: rosa, piccante e forse forse yogurt (non proprio passabile); carne eccessivamente speziata e salata (decisamente non passabile).
Il risultato è un panino sì mangiabile, ma di certo non buono. La sapidità della carne predomina sul resto, la salsa non si sente e le verdure non sono fresce.
Sbilanciato. Salato. Spiacevole.

Voto Qualità: 1/4

L'ingrediente segreto

Quantità

3.50 € per un panino che lascia una sete non indifferente e vi tormenterà anche di notte. Gnam gnam!

Voto Quantità: 2/4

Interno

Il locale non assomiglia molto ad una kebabberia classica, è rimasto il lungo bancone del vecchio risotrante, ora adibito alla preparazione dei panini. L’interno è molto spazioso, ben curato, ma troppo vuoto. Un paio di tavolini permettono di consumare agevolmente il pasto. In definitiva è bello, pulito, ma spoglio e dispersivo.
I gestori sono decisamente poco comunicativi e accennano appena ad un saluto quando entriamo e usciamo, quasi ci facessero un favore a farci il loro panino. No, siamo noi che vi abbiamo fatto un favore a mangiarci quel sacchetto di sale!

Voto Interno: 3/4

Esterno

Dai, non è uno zero perchè alla fine c’è un po’ di marciapiede. Però è in mezzo ad un incrocio tra i più trafficati della città. in una zona scarsamente pedonabile, nel senso che non ci sono molti motivi per camminare da quelle parti, e senza ombra di parcheggi nelle vicinanze, a parte la possibilità di infilare abusivamente la macchina dal vicino benzinaio.

Voto Esterno: 1/4

Extra

Ok, c’è un distributore ultra-tecnologico di bibite, tra l’altro a prezzi poco popolari, 2 euro per una bottiglietta di coca. E poi basta, non c’è altro. Non c’è nemmeno il listino dei panini.
Diamo un uno sulla fiducia, solo perchè è aperto da poco. Ho comunque l’impressione che starà aperto per poco.

Voto Extra: 1/4

Voto complessivo: 4

04.05
2010

Visti per voi dal Piazzale, al cinema o nella comodità del divano di casa, digeriti e compressi in formato agile, rapido e indolore.

E’ arrivata la primavera! Tempo di lasciarsi il cemento alle spalle, e farsi una bella scampagnata tutti insieme. Ma  da qualche parte, nel profondo bosco, c’è qualcuno che ci aspetta…

Un tranquillo week-end di paura

di John Boorman, 1972

Immagine

Quattro borghesi di città, il duro, l’idealista, il ciccione ed il mite, partono per gita avventurosa tra montagne incontaminate: discendere con canoa fiume impetuoso. Ma il terribile incontro con due bifolchi armati di doppietta costerà una vita. E la scampagnata diverrà odissea. Odissea di acqua e rocce, risucchiati nelle viscere di una natura minacciosa e spietata, che piegherà per poi spezzare quattro uomini di città troppo teneri, duro compreso.
All’uscita dal canyon, rimarranno superstiti cambiati per sempre, e pieni di segreti.

Maestoso ed angosciante, racconta con intensità l’eterna scazzottata tra uomo e natura.
Un classico senza età. Filmone-one-one.


Wolf Creek

di Greg McLean, 2004

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Due saccoapeliste inglesi più un idiota del luogo visitano cratere di meteorite al Wolf Creek National Park, Australia. Un gran bel buco nel mezzo nel nulla. Quale posto migliore perchè il motore dell’auto se ne vada per sempre?
Ma che fortuna – passa di lì un tizio con un carro attrezzi, e sembra cordiale, anzi è un po’ strano. No, questo fa proprio paura. Il suo isolatissimo capanno attrezzi diverrà sala di tortura. Un golgota di violenze, ma soprattutto, crudeltà. Lotta disperata per sopravvivere. Ne uscirà qualcuno?
Grande climax di angoscia e disperazione; sentiremo le spine sotto il culo, fino ai sospirati titoli di coda. Cento minuti tutti da soffrire.

Se c’è una cosa che ho imparato dal cinema, è che i redneck americani sono brutta gente, pericolosa, potenziali serial-killer. E chissà qual è il termine australiano per redneck, ma la sostanza non cambia.
Se passate da Wolf Creek, fate attenzione al lupo cattivo.

21.04
2010

Junk Food Kills – il cibo spazzatura uccide

Inauguriamo oggi una nuova rubrica, annunciata e strombazzata qualche tempo fa, ed eccola qui.
Si chiamerà Junk Food Kills, perchè parliamo di cibo spazzatura, e perchè sì, sappiamo che fa male, fa colesterolo, e di colesterolo ahimè si può tirare la cuoia. Ma non rattristiamoci su!
Inoltre ci piaceva rievocare una sigla tanto nota, JFK; chissà che qualche incauto navigante non capiti su queste pagine cercando informazioni su un compianto ed amato noto personaggio. Perchè no?
Detto ciò, possiamo andare al sodo: beccatevi queste patatine.

Tortillas al formaggio El tequito

Indossate il vostro sombrero e scendete dalla vostra amaca, oggi facciamo un viaggio nel caliente Mexico!
Che sole! Siete stanchi affamati? Che ne dite di uno sfizioso spuntino?

Tò guarda, un sacchetto di plastica gialla, e con l’interno di alluminio, mica robaccia low-cost con confezione trasparente, qui fragranza e croccantezza sono conservate come si deve.

Appena lo apriamo, siamo investiti da un intenso profumo di formaggio, con sentore di piedi ed ascella non lavata. Ma dannazione: le patatine El Tequito sono gialle, triangolari, e maledettamente croccanti. Dipendenza allo stato puro. Le tortillas “al naturale” sono buone sì, ma quella polverina che resta sulle dita è di più. E le ultime del sacchetto sono salatissime, ma irresistibili.

Tutta la croccantezza delle tortillas e la scioglievolezza del formaggio nacho, in un unico, orgiastico, abbraccio di gusto. Perchè sporcarsi le mani e i vestiti con chiazze di nacho che non andranno più via, quando possiamo gustare un solo, semplice snack?

Tortilla El tequito. Per la vostra fame di Messico.

Luogo di avvistamento:
supermercati Lidl.
Prezzo: circa 1,20 €
Junkimetro: 7/10


12.04
2010

Il Best Istanbul Doner Kebap si trova in viale della Pace, al numero 100 (circa) a Vicenza (vedi mappa), nel quartiere di S. Pio X, per chi fosse interessato.

Diciamocelo subito, questo non è certo il massimo che la cucina etnica d’asporto possa offrirci, ma non è nemmeno il minimo. Beh, diciamo che è mediocre: vediamo perchè.

Qualità

Pane al latte, forno a microonde e salse di barattolo. Basterebbe questo a far desistere anche il consumatore più affamato; è come se volessero cucinarci una pasta in acqua fredda e senza sale, per poi condirla con la maionese; gli diremmo: “No, non si fa così”. Ma noi siamo clienti educati, reporter di prima linea, pronti a tutto, e quello scialbo paninone che ci siamo trovati in mano ce lo siamo “gustati” fino all’ultimo morso. D’accordo, forse non faceva proprio vomitare, è giusto superare la prima impressione, e la seconda impressione è: insomma.
La carne è discreta (Akser anche qui, per la cronaca), ma non tagliata al momento; le verdure scarseggiano – cipolla bianca, insalata e pomodoro, così come le salse – yogurt, ketchup e piccante. L’architettura del panino è scadente: carne ammucchiata sul fondo e verdure nello strato superiore, con la massima attenzione a non mescolarle tra loro; eddai, un po’ di impegno no?
In definitiva un panino al minimo sindacale della qualità. Insoddisfacente.

Voto Qualità: 1/4

Quantità

Tre euro e mezzo per un panino che sazia. Ne vale la pena? Vedete voi.

Voto Quantità: 3/4

Interno

Wow, questo sì è un bel positicino. Piastrelle alle pareti, specchi, rifiniture in legno e un’ampio spazio per la clientela. Un ambiente arioso e confortevole, una bella cucina in vista, ordinata e pulita. Ci sono anche delle piante molto carine che danno un tocco di casa. Sono di plastica, ma cosa importa no? Qualche sedia in più farebbe comodo, però mangiando in piedi si digerisce prima, o così dicono.
Servizio veloce e senza troppe ruffianerie. Il posto è molto accogliente e si merita il voto massimo.

Voto Interno: 4/4

Esterno

Stradone trafficato a tre corsie, nessun parcheggio nelle vicinanze, e niente più che un marciapiede anonimo al di fuori del negozio. Per mangiarvi il panino restatevene dentro, è meglio.

Voto Esterno: 1/4

Extra

Il falafel è cattivo, di quelli comprati e riscaldati: in microonde naturalmente. E poi si sbriciola. Però ci sono le lattine a un euro e mezzo. Qualcun altro chiede due, ma c’è anche chi si accontenta di uno: un prezzo nè alto nè basso, intermedio. Segnaliamo senza aver assaggiato il komé, lasagne turche, e il kofté, spiedini di carne, sempre turchi; oltre a patatine fritte, crocchette di patate e cosce di pollo, ma non è che ci interessino molto. Per i più curiosi.

Voto Extra: 2/4

Per concludere, non c’è un motivo particolare per mangiarvi questo kebab, a meno che non vi troviate proprio nei paraggi con la macchina in panne, siate a digiuno da 24 ore, e abbiate in tasca tre euro e mezzo da spendere.

Voto complessivo: 5,5

07.04
2010

Aprile è mese di gran saldi ed offerte, almeno per i kebab

Vi segnaliamo quindi alcune delle offerte e delle novità riguardanti il nostro street food preferito.

Da Al Quds, per tutto il mese di Aprile 2010, panino falafel a 2,50 €, un’ottima occasione imperdibile per conoscere questa gustosa specialità

Dal Royal Kebab, tutti i giorni, dalle 11.00 alle 16.00, panino (falafel o kebab) e una bibita in lattina a 4€. Inoltre il menù si arricchisce di nuove specialità (che dobbiamo ancora provare, ma potete farlo voi nel frattempo) il sambosec, una sorta di pasta ripiena, e lo shish kebab uno spiedino di carne cotto alla brace

30.03
2010

Visti per voi dal Piazzale, al cinema o nella comodità del divano di casa, digeriti e compressi in formato agile, rapido e indolore.

Tra le nevi della Lapponia, Babbo Natale non è solo…
Una doppietta sulle creature dell’oscurità, in lingua originale, per veri appassionati.
Preparate le croci d’argento!

Dead Snow
di Tommy Wirkola, 2009

Immagine

Una baita sperduta tra le nevi, ed un pugno di universitari/e con la voglia di fare un po’ di casino. Sembra l’inizio di un horror, e in effetti lo è. Perchè questa volta il male ad attenderli è un manipolo di soldati nazisti zombie (un po’ plasticosi, per la verità); malvagi in vita, malvagi da morti. Per ricordare a tutti che era meglio andarsene al mare.
Si cavalcano i clichè del genere – agli zombie piacciono le budella, dividersi non è mai una buona idea, la ragazza fragile che si scopre combattiva, oppure l’eroe biondo che sa come si lancia un coltello. Non possono mancare fucile a pompa e motosega, e nel finale c’è il tempo per un allegro maxi-smembramento a suon di rock norvegese.
Non si prende sul serio: tra spaventi e risate alla fine è un pari, ma va bene così.
E poi, chi l’ha detto che vedendo un film di zombie non si possa imparare della sana storia del novecento?



Frostbitten
di Anders Banke, 2006

Immagine

Ancora Scandinavia innevata, ancora una spruzzatina di seconda guerra mondiale, ancora creature della notte, ma questa volta, zannuti vampiri. Mamma medico e figlia adolescente si trasferiscono in un paesino di provincia con la notte che dura un mese, e…
Bè, la grande “trovata” del film è che uno scienziato pazzo ha inventato delle pillole che trasformano le persone in vampiri (…), che per errore finiscono ad un ecstasy-party di giovinastri. C’è qualche altra sottotrama, male incastrata, ma la sostanza è che diventano tutti vampiri, dal primo all’ultimo. Mah.
Risate poche, e pochi spaventi. più che altro con i “colpi bassi” delle impennate di volume. Modesto.

Se non altro, c’è la morale: prima di drogarvi, leggete il foglio illustrativo.

20.03
2010

Il Guneș Kebap sorge lungo il trafficato corso SS. Felice e Fortunato, detto molto più amichevolmente corso San Felice (vedi mappa). Avevo già provato il locale l’estate scorsa, quando ancora si chiamava Imperator Kebab, e confidando in un possibile rinnovo dovuto al cambio di nome sono ritornato.

Qualità

Partiamo subito con la caratteristica principe, fondamentale, essenziale direi per potersi dire soddisfatti di un kebab: la qualità.
Quattro sono le componenti fondamentali di un buon panino: la carne asciutta e ben speziata, le verdure fresce di giornata, le salse dense e saporite ed il pane morbido e fragrante. Trovare la giusta alchimia di ingredienti per ottenere un kebab eccellente non è cosa facile, solo alcuni maestri riescono nell’impresa ed infatti non è questo il caso.
La carne del rotolo, un misto di vitello e tacchino (secondo i cartelli esposti il fornitore è Thathal Food Company), è di aspetto chiaro, morbida, con qualche leggera venatura di grasso ma non untuosa. La cottura è sufficiente, il taglio un po’ grossolano, il gusto al palato è piacevole e la speziatura presenta un prevalente aroma pepato.
Le verdure non hanno un aspetto particolarmente fresco e non sono per nulla invitanti, la scelta ricade su pomodori, cappuccio, carotine a filetti e cipolla bianca.
Le salse sono un vero e proprio punto dolente, la piccante è un po’ liquida e di media intensità, si integra bene con la carne e non ne copre il sapore; la classica salsa allo yogurt è decisamente meno classica del solito, con una densità che si avvicina a quella dell’acqua ed una volta versata sul panino scompare senza lasciare alcuna traccia, non si vede e non si sente. Le altre due salse dispinibili sono.. rullino i tamburi e squillino le trombe: ketchup e maionese, sì, avete capito bene due bei barattoloni grossi e tondi, una salsa rosa sarebbe stata un po’ più degna. Tralascio la descrizione del gusto dolciastro e stonato che il ketchup offre al panino.
Infine il pane, gommoso e un po’ vecchio, è utile sopratutto ad evitare che le liquid-salse filtrino dal fondo.
Insomma non ci siamo, il panino è anche mangiabile, ma non si può certo definire buono.

Voto Qualità: 1/4

Quantità

Una buona dose per tre euro e mezzo di panino, ma non abbastanza per riempire gli stomaci più ingordi

Voto Quantità: 3/4

Interno

Il locale è abbastanza grande e spazioso, con titne azzurrine ai muri, l’arredo è essenziale e la prima impressione è quella di vuoto. Sì, nella zona clienti si ha un po’ l’idea del vuoto, anche se sono presenti un paio di tavoli dove poter consumare il proprio pasto, puliti ma un po’ troppo alti. La zona riservata alla preparazione del kebab è un po’ ristretta rispetto al bancone (stile macelleria) interamente dedicato ad altri prodotti, più o meno gustosi a discrezione dell’osservatore. Il kebabbaro è giovane e non troppo comunicativo, in borghese e senza un grembiule o un cappello (utili sia per riconoscimento che per igiene). Due ampi specchi appesi alle pareti ci ricordano quanto siamo belli ed affamati.

Voto Interno: 2/4

Esterno

Sarà pure spazioso dentro, ma fuori è una tragedia. A parte il porticato che permette di ripararsi dalla pioggia ed offre un minimo di intimità, il posto è assolutamente irraggiungibile in macchina (a meno di trovare parcheggio lungo corso San Felice, auguri!) e abbastanza distante dal centro per riuscire ad essere così una meta poco appetibile, ma, se vogliamo dirla tutta, risparmiatevi le fatiche del parcheggio e andate a mangiare da un’altra parte che è meglio

Voto Esterno: 1/4

Extra

Il ricco menù comprende oltre a panino e piadina, pizza kebab, cosce di pollo, patatine fritte, falafel e un sacco di altre golosità, oltre a pizze classiche. Le bibite e le birre non mancano e sono presenti offerte per studenti a prezzo ridotto e la possibilità di consegna a domicilio

Voto Extra: 3/4

Voto complessivo: 5 +


Note

listino: 12

10.03
2010

E’ ormai fatto accettato dal sapere comune e ampiamente comprovato, che noi tutti discendiamo dalle scimmie. Siamo tutti d’accordo su ciò, e siamo piuttosto convinti che Adamo e la sua costola siano una bella storiella, magari piena di significati simbolici, ma pur sempre una storia di fantasia. Lasciamo perdere i creazionisti più feroci, non ascolteremo le loro lamentele, e non ci lasceremo intimidire.

Vedete, dalle caverne ad oggi ne è passato di tempo, e noi siamo cambiati un bel po’ – abbiamo guadagnato una bella postura eretta, abbiamo molti meno peli (con gran gioia per l’estetica), ma ad esempio, abbiamo perso il pollice opponibile nei piedi. Succede, supereremo. Ma forse, a pensarci bene non siamo poi così diversi dai nostri nonnetti cavernicoli, perchè in fondo quello che ci piace fare è sempre quello, più o meno. Fare balli intorno ad un fuoco, riprodurci per moltiplicare i nostri geni, indossare collane di conchiglie alla moda e per ultimo, perchè no, gustare un bel pranzetto succulento. In una parola: alimentazione.

In principio erano le scimmie dicevamo, e d’accordo, siamo tutti capaci di raccogliere banane e noci di cocco, ma poi abbiamo imparato a scheggiare le selci e a legarle su dei bastoni, e siamo diventati cacciatori. Ma provate voi a vedervela con un mammut o una tigre dai denti a sciabola, e sono sicuro che vi passerà la voglia di bistecca, e vi accontenterete di un tubero rinsecchito.
Eh già, fare il cacciatore primitivo era un lavoro pericoloso, sottopagato, e senza ferie. E così un bel giorno Fred Flintstone dice: adesso basta, si cambia lavoro e si cambia vita.

Allora, prendiamo animali più mansueti e senza zanne e li mettiamo nei recinti, e inventiamoci cos’è un orto, ci coltiviamo questi quattro ortaggi, e lasciamo che le bestiacce di sopra si estinguano in pace. Bene, molto bene. Siamo diventati allevatori ed agricoltori. E diavolo se lo siamo rimasti. Sumeri, egizi, greci, romani, medioevo, e avanti ancora nella linea cronologica della storia da scuola elementare. Tutti agricoltori e allevatori, più o meno. Ma certo, perchè no? Il pane è buono e sano, le verdure anche, la carne fa bene, ma senza esagerare.

Diciamo che va tutto bene, finchè qualcuno non inventa le fabbriche. E allora tutto inizia ad andare più veloce. Già, perchè arrivano le automobili, e gli orologi. E chi è che ha il tempo di innaffiare le piante? Ci si sporca le mani poi. E la vecchia fattoria puzza di letame, ci ha stufati. Ed ecco che nascono i mercati alimentari, dove si possono comprare patate senza la terra, ed un pollo già spennato e decapitato.
E’ davvero pratico, e basta andare a casa nella propria cucinetta, pelare le patate, metterle nel forno a gas (che nel frattempo qualcuno ha inventato per noi) con olio sale e rosmarino, assieme al pollastro, per avere un dorato e fragrante arrosto con patate.

E questo, ragazzi, è il progresso. Quella forza inarrestabile che ci ha tirati fuori da antri di pietra oscuri, per farci vivere in eleganti casette con il tetto rosso, e che ci ha benedetti con i doni di televisione, iPod, e scarpe Prada.
Nella lunga storia dell’uomo, il progresso ci ha liberati dalla schiavitù dei lavori pesanti: prima dall’arco, poi dalla zappa. Ed è venuto il tempo in cui il progresso ci libererà dell’ultima schiavitù: quella del dover cucinare, dell’oppressione di un lavello pieno di piatti sporchi, o dell’arroganza di grassi chef televisivi.

Perchè la cornucopia dei nostri supermercati ci offre un mondo di prelibatezze, che devono solo essere raccolte, e ingurgitate – croccanti patatine, cracker fragranti, dolciumi invitanti, fresche bevande gassate. E tutto senza dover rischiare di incendiare la casa.

Non è questo forse il prossimo, magnifico passo del progresso? I maligni lo chiamano junk food, cibo spazzatura. Ma noi ne siamo convinti: stiamo parlando del cibo del futuro, il vertice della piramide evolutiva dell’alimentazione umana.

Presto, su www.piazzaledelpesce.com, inizieremo un viaggio di scoperta e approfondimento nel mondo variopinto del junk food.
Sarà divertente mangiarsi un sacco di schifezze, e condividere le nostre esperienze con voi.

Restate collegati!

06.03
2010
Ma chi o cosa è il Kurgan? Il Kurgan, per chi se lo ricorda, è il cattivo immortale e metallaro che dava parecchio filo da torcere a Christopher Lambert/Connor McLeod, protagonista del cult fantasy Highlander (1986) in cui un manipolo di esseri immortali si dava battaglia nel corso dei secoli a colpi di spada e poteri soprannaturali. Unico modo per eliminare un immortale dal gioco: taglio netto della capoccia. All’ormai arcifamoso motto di “ne resterà solo uno”, l’ultimo immortale rimasto guadagnerà potere e conoscenza, oltre che una vita mortale. Il film ebbe un grande successo, soprattutto grazie alla colonna sonora dei Queen (indimenticabili le canzoni Who wants to live forever e Princes of the universe).

E noi perchè dovremmo ricordarci del Kurgan? Innanzitutto perchè era un omone di 1.90 e passa, voce profondissima (memorabili i suoi ruggiti: “McLeod!”), coi capelli che sembrano stati rapati con uno spennagalline, una cicatrice sul collo, tatuaggi, abbigliamento da metallaro anni ‘80 e spadone componibile da cavaliere nero postmoderno. Insomma, lo capivi subito che non era un tipo amichevole. A un ragazzino in fase pre-adolescenziale (quale intuiamo sia il target del film, e quali eravamo probabilmente noi quando l’abbiamo visto per la prima volta) doveva proprio far accaponare la pelle. Oltre che ispirare un fascino misterioso e perverso, che molti ragazzini subiscono senza il coraggio di ammetterlo: il fascino del cattivo.

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Eh già, perchè il Kurgan, come cattivo, ci sapeva proprio fare. Non aveva nessuna ragione per esserlo, o perlomeno non ci veniva mostrata: non che avessimo interesse a conoscerla, comunque. Faceva il suo sporco lavoro di cattivo e si divertiva un mondo a farlo. Lo spettatore lo temeva e lo voleva morto e di solito dopo circa 90 minuti veniva accontentato. Fine della storia.
Hey, cosa credevate? E’ un fantasy anni ’80, le cose erano più semplici allora.
(nota: stuprava la ragazza di Connor, ammazzava alcuni suoi amici e in una scena del film tagliava pure la testa al saggio mentore Sean Connery/Ramirez: l’unica morte cinematografica splatter del vecchio ex-007 scozzese, mica noccioline).

Ebbene, che fine ha fatto? Tanto per cominciare diciamo che il Kurgan ha un nome e un’identità: Clancy Brown, attore classe 1959, specializzato in ruoli da cattivo vista la sua fisicità ma persona cortese ed estremamente affabile nella vita reale.

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Il buon Clancy, come molti dei suoi colleghi (in primis l’antagonista filmico Christopher Lambert), toccato l’apice della popolarità con Highlander è poi scomparso nei meandri dell’industria cinematografica hollywoodiana ottenendo ruoli minori (di cattivo, ovviamente) in alcuni film tra gli anni ‘80 e ‘90: ricordiamo soltanto la brutale guardia carceraria nel bellissimo Le ali della libertà (1994) e il violento sergente istruttore di Starship Troopers (1997).

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In seguito è passato al doppiaggio di cartoni animati, settore nel quale lavora tuttora, prestando la propria voce possente, neanche a dirlo, ai cattivi delle serie animate. Una curiosità: sua è la voce di Mr. Krab della versione americana di Spongebob.

Pare infine che sia nel cast dell’imminente remake di Nightmare in Elm Street, ma non ci è dato sapere se sia un ruolo da cattivo.

Che altro dire, Clancy? Sarai pure scomparso dalle scene, però per noi sei e sarai sempre il Kurgan: il cattivo immortale!

Better to burn out than fade away!

01.03
2010

Visti per voi dal Piazzale, al cinema o nella comodità del divano di casa, digeriti e compressi in formato agile, rapido e indolore.

La femme fatale, essere attraente quanto pericoloso.
Conosciamola un po’, con le Fishy Pills!

Nikita
di Luc Besson, 1990

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Donne e pistole è senza ombra di dubbio un binomio vincente; le killer lady che con le cosce spezzano ossa del collo sono eroticamente invitanti, anche se è meglio non fidarsi quando richiedono del piacere orale.
Da rozza drogata senza cervello, i servizi segreti francesi trasformano in donna sofisticata e affascinante una ragazza sopravvissuta a una sparatoria. Gli amichetti drogati hanno lì tirato le cuoia. Ha a disposizione una nuova identità, una seconda vita ed un’ arma sempre nel reggicalze, nel caso in cui il governo chieda che gli sia ricambiato il favore. Tira avanti tra cenette e viaggi coniugali che segretamente divide con “impegni di lavoro”, ma arriva la missione che è evidentemente troppo anche per lei.
L’azione è tirata come il filo interdentale, anche se non mancano scene sentimentali delicate; da scoprire chi è l’eliminatore , personaggio che compare nelle scene migliori di questa pellicola.

:vbtu:



Domino
di Tony Scott, 2005

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In tutte le famiglie c’è il fratello scapestrato, quello che ti fa fare puntualmente brutta figura ai pranzi di famiglia; quella degli Scott non fa eccezione: c’è Ridley che è il cocco, e poi c’è Tony, il figliol prodigo. “Eddai Rid, dammi qualcosa da filmare, qualsiasi cosa…metti una buona parola per me; mi servono soldi, che cazzo… eddai un favore al tuo fratellino preferito..“. E’ con questo prologo che nascono film come Domino.
Passione per le armi e tette piccole. Unito all’odio compulsivo per le oche senza cervello, fa capire alla nostra protagonista che meglio della modella è fare la cacciatrice di taglie. La pellicola fa pensare; il riscatto del sesso debole, ad esempio: c’è da riflettere su quanto questa importante questione sia stata ridicolizzata con questo film.
Ma se siete teste di coccio e lo volete per forza guardare, godetevi il montaggio videoclipparo e le scritte in sovraimpessione (e non fate caso a Mickey Rourke).

:vbtd:

27.02
2010

Situato in via Paolo Lioy 26 (Visualizza sulla mappa), sicuramente gode della frequentazione degli studenti universitari, offrendo loro un comodo approdo per l’ora di pranzo, e forse i più giovani tra questi ne hanno fatto la meta dello schimicamento “post-aperitivo”.
Abbiamo buoni motivi però per squalificare questo kebbabaro nella lista dei peggiori, motivi che non tirano in ballo gonzi nutellosi, bensì clientela acuta e interessata di passaggio (ci teniamo a precisare che il locale, in quanto pizzeria d’asporto, potrebbe essere di altissima qualità, ma noi purtroppo ci occupiamo di panini…)
Qualunque cosa leggiate in seguito, siete comunque invitati a testare di persona il prodotto, utilizzando questa recensione non tanto per escludere a priori, quanto invece per notificare l’esistenza di questo posto e magari andarci, per farvi un’idea personale (mettiamoci anche che potreste aver bisogno di schimicarvi in fretta e siete nei paraggi…)

Qualità

Anche se la vedrete segnalata con tanto di cartello come “panino”, quello che il Pizza al taglio offre è in realtà una piadina con carne di tacchino, cosa che potrete ben vedere nel cartello di cui sopra anche se vi mancano alcune diottrie.
Cominciamo con gli ingredienti: sono pochi, ma pochi davvero; lattuga, pomodori, cipolle rosse (non così comune in altre cucine), salsa al peperoncino, maionese (???). La carne è cotta poco sopra al minimo e per questo non abbastanza croccante, ma comunque buona; si apprezza la speziatura, dai sapori non troppo invasivi; la provenienza è tedesca, precisamente dalla ditta Akser, il cui sito, se interessati, potete pure consultarlo (ma non ci troverete un granchè).
Una nota di pregio va al pane: essendo principalmente una pizzeria (e si vede) la piadina la fa lui, e anche piuttosto bene; il suo pregio sta nello spessore e nell’aspetto salubre; anche un po’ croccante, la prima cosa che ci è venuta di annotare è stata “questa piadina ha proprio…CORPO!” (che cosa esattamente intendessimo tutt’ora non ci è chiaro minimamente, ma l’idea è quella..insomma..).
Altra nota positiva riguarda la salsa piccante che dice di fare lui stesso dai peperoncini secchi. Evitiamo commenti imbarazzati sulla maionese.
Se poi c’è una cosa che accomuna, con nostro sommo malgrado, molti kebbabari, è la piadina arrotolata con la carta stagnola: soddisfatto o meno del tuo acquisto ti ritrovi sempre a mordere l’ultimo boccone con un po’ di amarezza e di carta stagnola; l’ultimo boccone del “Pizza al taglio”, poi, è particolarmente colante di olio.

Voto Qualità: 2/4

Quantità

La piadina è piccola e non sazia per niente. Per una piadina di quelle dimensioni e di quella farcitura non si può certo dire che 3.50 sia un prezzo concorrenziale (magari però la carne è particolarmente pregiata, chissà).

Voto Quantità: 1/4

Interno

L’interno non ha connotati interessanti o peculiari, tranne il fatto che c’è un sacco di spazio e nessun apparente motivo per cui non ci dovrebbero essere sedie: due o tre quadretti che non danno nell’occhio, un bancone in stile macelleria quasi sempre vuoto e qualche elemento etnico che sembra messo lì un po’ per sbaglio: un cembalo ed un vaso sopra una mensola. Le luci al neon, il tavolo della Coca-cola e la tintura rosa salmone, personalmente, non rendono l’ambiente molto confortevole.
Mettiamo in chiaro una cosa: non pretendiamo che ci sia Oum Kalthoum in sottofondo perenne, e nemmeno una statua in ottone del presidente a vita a grandezza naturale, ma piuttosto una tv sempre sintonizzata su Al Jazeera o su programmi come “Koca Kafalar tv” o serie del tipo “Desperate Yemeni Housewife: Le Pazze Mogli di Abel Aziz” o perchè no, “My jewish neighborood”; invece dalla cucina si sente solo la voce della Rai, proveniente da dietro il forno elettrico.
Suggerisce l’idea che il locale non deve essere stato modificato un granchè dalla passata passata gestione.

Voto Interno: 1/4

Esterno

Si trova in centro, il che è tutto dire; la zona barche è priva di comodi parcheggi nelle vicinanze , e fuori dal locale non ci sono panchine nè gradini (mmmmhhh….). Neanche mangiare in piedi fuori appaga il cliente: il marciapiede è stretto e trafficato di gente, come la strada di fronte.
Una delle peculiarità del “Pizza al Taglio” è che non senti da fuori quel profumino comune agli altri kebabbari che annebbia il cervello e ti fa dire “ma sì, uno ce ne sta, che diavolo!”.
Fortunatamente dietro l’angolo c’è ponte San Michele dove poter mettersi comodi ad ammirare le nutrie mentre si mangia, ed in caso di pioggia si può mangiare la piadina sotto un portico di fronte (che idea strana..).

Voto Esterno: 1/4

Extra

Nota positiva: ha BIRRA, almeno di tre marchi diversi.
Dicono che il proprietario sia umanamente una persona splendida, ed in effetti è molto accomodante (non taglia il kebab con una sciabola): noi però non recensiamo esseri umani, ma cibarie, mi spiace..

Voto Extra: 2/4

Voto complessivo: 4

22.02
2010

Ritorna In & Out,  la rubrica bi/trimestrale che spara a zero qui e là, un po’ a casaccio, ma senza troppa serietà.
Perchè siamo gente irriverente, e allora: irriveriamo tutti insieme in questo nuovo numero di In & Out!

IN
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Renato Brunetta

Brunetta con bionda

Il maschio ideale? Alto, biondo, bel visino, muscolazzi. Se la pensate così, donne, siete fuori moda. Perchè il biondino può starsene pure a fare il tronista, ma il vero uomo di successo oggi ha un altro volto, ed è quello dell’affascinante ministro Renato Brunetta. Come dice lui: “ora piaccio alle donne”. E noi ce lo immaginiamo, vittima dei capricci sessuali della mistress di turno, che nel mezzo di un’orgia con sevizie si ferma, ed ordina: ”portate il nano; fatelo guardare!”
Ma tu non l’ascoltare Renato, ignora la donna rapace ed ottusa, perchè questo è il tuo momento d’oro, e milioni di donne d’Italia fanno sogni erotici in cui ci sei tu, immerso in petali di rose rosse. Il nuovo maschio ideale sei tu, Renato, quindi grazie, perchè sei la rivincita e il paladino di tutti i bassi, i grassi, i brutti, gli stempiati, gli sfigati. Grazie Renato.

Avatar


Non l’ho visto, ma sono davvero convinto: è un gran bel film. Perchè lo leggi sul giornale, sui manifesti, sul retro delle riviste, lo senti al telegiornale, alla radio, nei discorsi per strada, e cristo: ma sì, deve essere figo, anche se a quanto ho capito la trama è lineare, ma visivamente è uno spettacolo, maestoso, perchè: le tre dimensioni ragazzi.
Dunque viva il bombardamento a tappeto di pubblicità, che non ho visto il film ma è come lo avessi visto, e così risparmio pure 10 Euro. Tiè.

Italia amore mio


Di Capolavori come questo ce n’è uno ogni vent’anni. Ma quando la Bellezza si manifesta in quei tre minuti di magia, che ti parlano al cuore e ti fanno vibrare l’anima, non c’è niente da fare: possiamo solo toglierci il cappello, fare silenzio, e lasciarci coinvolgere, ascoltando l’alchimia divina di quelle note che divengono melodia. Che ti entra dentro cambiandoti per sempre, e mai ne uscirà.

Il tappo scommettitore Pupo, il principe dei nostri deretani Filisteo di Savoia, e un terzo che non ricordo, riescono nel miracolo, sfiorando vette di poesia irraggiungibili.

“Io credo nella mia cultura e nella mia religione,
per questo io non ho paura, di esprimere la mia opinione.”

“In quella notte di Berlino noi tutti alzammo le mani
con Lippi e Fabio Cannavaro, l’orgoglio di essere italiani!”

“Sì, stasera sono qui, per dire al mondo e a Dio, Italia amore mio
Io, io non mi stancherò, di dire al mondo e a Dio, Italia amore mio”

Possiamo dirlo: questi sono Geni, Artisti, Poeti, e chi dice il contrario è un ignorante esterofilo che non sa cos’è l’amor di Patria, e meriterebbe di marcire in esilio.
Purtroppo, scandalo inenarrabile, a Sanremo sono arrivati solo secondi. Ma anche questa, ahimè, è l’Italia: un paese di intellettualoidi da strapazzo, checche isteriche, ignobili bruciabandiere. Evidentemente non siamo pronti; tanta Bellezza non ce la meritiamo proprio.
Ma noi che siamo Italiani veri, gonfiamo il petto d’orgoglio.

OUT
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Thom Yorke

Con i suoi amici Teste di Radio ha venduto tanti dischi, ma tanti, dall’esordio nel lontano ‘93.
E per la verità parliamo di un degno artista, anzi sopra la media, che a noi tutti indie-spocchiosi saccentelli, ma in fondo d’animo sensibile, ci ha plasmati con i suoi ascolti. Roba di qualità eh.
Ma nonostante 17 anni di onorata carriera, successi, premi, popolarità, e tanti tanti complimenti, il caro Thom Yorke continua a sembrare una persona triste. Triste, sì, e malinconico, come le canzoni che lo hanno reso famoso.
Allora ti volevo chiedere, che succede Thom? Perchè piangi? Non ci piace vederti così. Sei una persona piena di qualità, devi credermi. Eddai. Se vuoi ci facciamo una birra una sera, ti porto fuori e ne parliamo un po’. Forza, Thom. E facci un sorriso, su.

GF 153, X Factor stagione 72, Amici stagione 96

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Ma quali alieni? Ma quali cinesi? La vera invasione è quella degli pseudo-vip. Le filiere Rai-Mediaset ne sfornano quanti: 60 all’anno? 80? Semplicemente troppi. Parassiti che si ingrasseranno negli anni intascando gettoni di presenza a Buona Domenica. Ma chi gli spiega poi che se siamo tutti famosi, alla fine non è famoso nessuno? E poi, di questo passo gli ex concorrenti arriveranno dappertutto.
Saranno i nostri postini, saranno i nostri benzinai, saranno i nostri datori di lavoro, saranno i nostri inquilini, saranno i nostri mariti, saranno i nostri figli. Fermiamoli, prima che si prendano tutto.

Pubblicità di Intimissimi

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Un recente studio ha dimostrato che le pubblicità di Intimissimi aumentano dello 0,5% la probabilità di incidenti d’automobile mortali nei centri urbani.
E ciò basta per dire no, ragazzi, vanno bene queste figone, tutto questo ben di dio ci fa un gran piacere, però quando si parla di vite umane, famiglie spezzate, allora no. Cioè, la Dea Gnocca va senz’altro venerata con devozione, ma i sacrifici umani (anche se indiretti) sono roba primitiva che ci mette i brividi. Out.

17.02
2010

Visti per voi dal Piazzale, al cinema o nella comodità del divano di casa, digeriti e compressi in formato agile, rapido e indolore.

Il medioevo fantasy – epoca di ferraglia e stregonerie.
Un tuffo nel passato, con le Fishy Pills!

Excalibur
di John Boorman, 1981
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Se anche voi pensate che Splatters – Gli schizzacervelli e Bad taste siano gli unici film di Peter Jackson degni di nota, allora apprezzerete questo fuori programma: se c’ è dello splatter come il buon Gesù comanda, allora neppure davanti ad un fantasy si deve storcere il naso.
Le dame, i cavalier, le armi, gli amori diventa con John Boorman Gli incesti, i clangori, le corazze bucate grondanti sangue, gli amplessi in armatura. A riscattarlo dalla colpa di essere un film fantasy *, forse saranno le scenografie visionarie, o la colonna sonora firmata Wagner, Orff e Trevor Jones, oppure semplicemente lo spettatore preferisce alle spade di plastica e le mosse di karate un goffo ma realistico duello di Dio come solo 40 chili di metallo lo possono rendere.
E questo Merlino è decisamente meglio di Magneto degli X-men.

:vbtu:

* Siamo ormai grandi e vaccinati: dopo i quattordici anni più o meno tutti ci rendiamo conto che il fantasy altro non è che un imbarazzante tentativo di nobilitare le fiabe da letto per bambini, come bisognerebbe anche far notare a quei pochi aficionados che organizzano i Campi Hobbit che “Il Signore Degli Anelli” è chiaramente ed inequivocabilmente narrativa di ispirazione marxista.


Il primo cavaliere
di Jerry Zucker, 1995

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Il metallo è plastica, la pietra cartapesta, e sono sempre tutti pettinati. C’è bel-faccione-Gere che vuol fottere la donna di nonnetto Connery. Patinato come una puntata di Beautiful (tra i castelli), ma molto, molto più buonista: questo film è una sabbia mobile di melassa.

Lo zapping sconsiderato si può pagare a caro prezzo. Dunque un monito: se non siete ragazzine under-14, cambiate canale il prima possibile. E forse sottovaluto le nuove adolescenti, magari farà la diarrea anche a loro.

:vbtd:

(grazie a Martino per la Fishy Pill di Excalibur)

14.02
2010

Riportiamo l’articolo uscito ieri sul settimanale Vicenza Più, in cui si parla di noi.

(fare click sull’immagine per ingrandire)

Onorati dall’interesse della carta stampata, assicuriamo di non montarci la testa a fronte di questa ondata improvvisa di popolarità, per continuare ad offrire a tutti i nostri lettori un servizio quasi serio, semi-professionale, e sempre indipendente.

13.02
2010

Il Piazzale del Pesce è lieto di presentarvi la mappa delle kebabberie vicentine.


Visualizza la mappa in dimensioni maggiori

In questa mappa sono elencati tutti i kebabbari da noi conosciuti a Vicenza, con tanto di nome ed indirizzo (anche se non sono certo della correttezza dei dati)

Se utilizzate la visualizzazione a dimensioni maggiori (il link sopra) è possibile sfruttare la potenzialità offerte da Google Street View e vedere l’esterno del locale fotografato dalla strada: accedendo alla mappa cliccate il segnalino corrispondente alla kebabberia che volete visualizzare e poi cliccate sull’icona presente in alto a sinistra vicino allo zoom, provare per credere!

Sono inoltre visualizzati segnalini con tre colori diversi:

Segnalino rosso: recensione postata sul blog
Segnalino blu: recensione non fatta o non postata
Seghnalino giallo: kebabberia non visitata

Se ci fossero problemi di qualsiasi tipo, locali non segnalati, posizionati male o non più esistenti non esitate a segnalarlo.

mappa aggiornata il giorno 27/02/2010

08.02
2010
Sotto i portici di Corso Padova, accanto alla birreria Celtic Stone, una piccola vetrina si affaccia sulla strada. E’ la pizzeria d’asporto di Elio, o da Elio che dir si voglia.

Qualità

Qui le cose si fanno per bene. Se chiediamo un kebab, per prima cosa vediamo una pallina di pasta di pizza infilarsi nel forno, per uscire pochi minuti dopo; quello che abbiamo è una pagnotta fumante, tenera ed assolutamente fragrante, pronta da riempire. Si può chiedere di più?
Gli ingredienti. Salsa rosa, yogurt, e piccante sono delicate, e non sanno “di barattolo”, le verdure bene assortite – oltre ai classici pomodori, cipolla, cappuccio e insalata possiamo, occasionalmente, trovarci olive, carciofi o qualche peperone, pescati dal parco-pizze. La carne, morbida e dall’aroma gradevole, quando è cotta bene – quasi sempre, ben si sposa con il resto dei componenti, consegnandoci un kebab ben strutturato, equilibrato, a tutto tondo.
Nota d’onore al falafel, fritto al momento da impasto fresco. Polpettine croccanti fuori e tenere dentro, da provare; una vera specialità.

Voto Qualità: 4/4

Quantità

Difetto. Il panino di Elio va a giornate, con un po’ di fortuna sarà gonfio a sufficienza da saziarci, con un po’ meno di fortuna sarà un po’ stitichello, lasciandoci lì, un po’ interdetti, nel mezzo di un’esperienza gustativa senz’altro importante, ma per l’appunto interrotta prima del tempo. Considerato il costo di 3.50 €, allineato agli standard, l’altalena delle dimensioni è tuttavia tendente al “meno”. Peccato.

Voto Quantità: 2/4

Interno

Il negozio è ordinato, accogliente, e i muri di mattoni creano un’atmosfera calda e casalinga. Il forno è in vista, e si può seguire l’atto della preparazione in tutte le sue fasi. Una TV spesso accesa ci potrà piacevolmente distrarre durante le consumazioni, anche perchè il più delle volte sintonizzata su canali italiani o per lo meno europei (nulla contro le TV mediorientali o nord-africane, inteso, semplicemente è difficile seguire). Curioso l’angolo-bacheca accanto alla porta, in cui si può trovare appeso di tutto, dalle cartoline e banconote di paesi lontani, alle poesie – segni di persone che sono passate di qui.
Il servizio è quasi sempre celere, e la cortesia su livelli più che buoni. Elio in persona è senz’altro un personaggio, un omone color caffè, forse un po’ ruvido, burbero, ma è uno che va al punto e non perde tempo in ciance. Sul resto del personale nulla da eccepire.
Punti deboli, la zona clienti è un po’ sacrificata, e il più delle volte si è costretti a stringersi.

Voto Interno: 3/4

Esterno

Il parcheggio è un po’ una grana, e prima delle 8 non se ne parla. Gli avventori della birreria adiacente poi, sui pochi posti blu nelle vicinanze, fanno la parte dei leoni. Risultato – o posteggio portoghese in rimozione, e consumazione con un occhio all’auto, oppure prendersi 10 minuti da dedicare ad un parcheggio dignitoso nei paraggi.
Cosa buona, il davanti del negozio è protetto da un portico spazioso, dove potremo gustare il buon kebab anche al rumore scrosciante della pioggia.

Voto Esterno: 2/4

Extra

Il menu alla parete è un codice di Hammurabi. Chilometrico, ci si può perdere. Gran parte occupato dalle pizze più fantasiose, ma non solo. Oltre al panino kebab, alle pizze intere o a tranci, e al già citato falafel, troviamo pizza kebab, e panini di ogni genere, toscani, vegetariani, e altro che non ricordo. E’ chiaro ce n’è per tutti i gusti.
Un grande frigo aperto sulla sinistra offre ogni tipo di bibita e birra, anche di marche poco note e un po’ “ricercate”. Purtroppo, il bere non è molto economico. Vabbè.
La fantasia qui non manca, e ogni tanto compaiono cose inaspettate. L’estate scorsa, ad esempio, nel frigo campeggiavano delle fette di anguria, ma onestamente ignoro quale sia stato il loro successo commerciale.

Voto Extra: 3/4

Note

Chi scrive è una persona che ha conosciuto ed apprezzato la Pizzeria da Elio per lungo tempo; ciò che incuriosiva erano i clienti, spesso stranieri, e qualche volta simpaticamente “ceffi”. Eppure, da Elio queste persone si incontravano, tutti avevano qualcosa da dire, e con un po’ di fortuna si poteva entrare in discorsi bizzarri, ma sicuramente edificanti. Come per esempio, l’importanza dei cammelli nel nord Africa, vero ed unico segno di ricchezza. Non le Ferrarri, i cammelli. Animali costosissimi e portatori di saggezza atavica. A che servono le Ferrari in mezzo al deserto? Oppure, tutto il mondo misterioso delle scommesse sportive, i trucchi, le fortune favorevoli e avverse, raccontate dai giocatori più esperti e navigati. O ancora, ex-architetto algerino giramondo, persona ben educata e gentile, un giorno racconta dei “tre diplomi” per essere un uomo. Il diploma della scuola, il diploma delle donne, e il diploma della strada, dice. Suggestivo cavolo. Queste e molte altre storie, di vita, di guerra, di luoghi remoti si potevano sentire e forse si possono sentire ancora, se si passa da quelle parti con lo spirito giusto.
Perchè forse? Bè, da qualche mese a questa parte Elio è sbarcato su Facebook con una campagna pubblicitaria e di promozione – il martedì e il giovedì kebab a tre euro per gli amici FB, grazie ad alcuni video un po’ tamarri, ma da vedere, anche per farsi un’idea del personaggio Elio – qui il link al canale di Youtube.
L’operazione è riuscita alla grande, direi, e in effetti la clientela si è ringiovanita, e il locale tendenzialmente riempito. Purtroppo, la sensazione è che quel clima “di frontiera” si sia forse un po’ perduto.

Tuttavia, queste sono solo considerazioni di contorno, che non pregiudicano per nulla quella che alla fine è un’ottima pizzeira-kebab, che si difende in tutte le categorie, e che in definitiva si merita dalla Sciabola Nera un giudizio più che buono. Promosso.

Voto complessivo: 7 ½

Voto Qualità: 4/4

27.01
2010

Visti per voi dal Piazzale, al cinema o nella comodità del divano di casa, digeriti e compressi in formato agile, rapido e indolore.

Giustizia: c’è chi se la fa da sè.
Contro le inefficienze del sistema giudiziario, le Fishy Pills!

Il giustiziere della notte
di Michael Winner, 1974

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Architetto famoso e belloccio perde tragicamente la consorte, uccisa in un’aggressione, tra le belle carte da parati del suo appartamento. Un viaggio di lavoro in Texas, Mecca delle armi da fuoco, ed ecco il dono di un facoltoso cow-boy: un raffinato revolver con manico di madreperla.
L’integrità morale dell’uomo liberal vacillerà, per poi crollare. Una sera, un insulso borsaiolo ha una cattiva idea. E lui lo manda al creatore con un biglietto di piombo. E poi un altro, e un altro ancora. Bang-bang. Il grilletto gli piace eccome.
Il fantomatico giustiziere finirà sui giornali, conquistando la folla forcaiola. Ma gli sbirri non staranno a guardare. Epilogo annunciato. Esopo direbbe: “Lo sceriffo lo fa solo lo sceriffo”.

Nel ritmo, musiche, ed una certa ingenuità, accusa tutti i suoi 35 anni. Ma quanto è figo sto giustiziere.
Classicone.

:vbtu:


Il giustiziere senza legge
di Kevin Connolly, 2007

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Lo sfigato del quartiere, quello con le orecchie a sventola, rimane davvero scosso il giorno che vede una vecchietta diventare Spuntì investita da un taxi; non troverà altro rimedio che raccogliere e conservare un frammento di cervello della malcapitata. Addio posto di lavoro.
Ma, sorpresa, al funerale si imbatterà in pezzo di carne ben più succulento: quella gran topolona della nipote della vecchiaccia. E che fortuna, se una sera ubriaco, per puro caso spacchi il muso al bastardo che l’ha violentata quella sera stessa. Già. Magari lei ti ricompenserà nella sua stanzetta.
Peccato che lo squilibrato protagonista, disoccupato, si metta in testa di fare il giustiziere, per l’appunto. Proteine, pesi, arti marziali – per far tremare le chiappe dei cattivi come mozzarelle. Un povero scippatore ci lascerà le penne. Che crudeltà.

Ma alla fine, lui riesce a farsela dare dalla bella? Non lo sapremo. Però, lo speriamo. Dopo tutta questa fatica…
Sconclusionato.

:vbtd:

18.01
2010

Sicuramente vive da qualche parte e magari ha fatto successo discografico in qualche paese dell’est che noi neanche ci immaginiamo, scrivendo appassionate canzoni d’amore che strappano i cuori di fanciulle bielorusse; certo, gli facciamo i migliori auguri per la vita futura e tante belle cose, ma, la prego, abbiamo bisogno del Fortis di una volta, l’ autore di A voi romani, se lo ricorda?
Il Piazzale Del Pesce ritiene che il panorama musicale italiano sia spacciato senza una buona iniezione di satira politica: le Luci della Centrale Elettrica, alias Vasco Brondi, è sì un grande artista emergente, ma se non si rinnova un po’ ci lancia un secondo “Canzoni da spiaggia deturpata” solo con un titolo diverso, e poi diciamolo, non è che si faccia capire un granchè; gli altri ormai o fanno schifo o fanno canzoni d’amore per diabetici, quasi tutti;
Allevi ? se non avesse così la puzza sotto il naso, se continuasse a non negare la sua natura di musicista pop quale egli è, sarebbe anche in grado di fare delle canzoni impegnate;
Morgan? perchè, è un musicista?
Battiato? vi prego, no…
Ferretti, De Andrè e Rino Gaetano ormai li abbiamo persi per sempre, allora non ci rimane che Alberto Fortis; però non lo troviamo più…
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Quello qui sopra è un album che oscura tutti i Battisti di questa penisola: più innovativo di qualsiasi lavoro di quel parolaio di Battiato, equiparabile musicalmente ai lavori meglio riusciti di Lucio Dalla, questo è l’esordio di Fortis nel 1979.
Io vi odio voi romani, io vi odio tutti quanti” : con questo simpatico motivetto parte la prima canzone “A voi romani”. Segue un elenco di curiosi attributi di cui l’autore sembri accusare il popolo della capitale; se digitate il titolo su youtube troverete nei commenti una moltitudine di romani incazzati che subito si sono sentiti presi in causa. Forse a qualche leghista non gli è sembrato vero ascoltando la canzone, che qualcun altro condividesse le sue idee da burino del nord arricchito per sbaglio.
Evidentemente non hanno capito che i “romani” a cui Fortis si riferisce sono quelli che occupano il parlamento: non era difficile intuirlo.
Segue una delle più vive e geniali canzoni italiane, cioè “Milano e Vicenzo”: unica, che il sottoscritto conosca, che contenga minacce di morte mantendo stemperata ed allegra la canzone; un pianoforte prima timido e poi ruggente è la seconda voce in ordine di importanza: come solo dei tasti bianchi e neri pressati a dovere sanno fare, il suo suono robusto sostiene le cadenze alterne della canzone.
Qui Fortis sembra che se la prenda con il suo ex-produttore di Roma, e allora lui le canzone va a farsele produrre a Milano; e Vincezo oltre al danno, si becca pure la beffa. Noi ve ne abbiamo presentato due, ma non sono mica le uniche due ad essere degne di nota.

Questo album sarà pure del ‘ 79, ma di canzoni fresche e accativanti come quelle contenute qui dentro non ce n’ è proprio traccia in giro.